Impermeabilizzazione delle fondazioni: la lezione di un caso reale.

Un caso reale: quando un progetto ben impostato diventa un contenzioso

Ci troviamo nel cuore della Penisola Sorrentina.. famosa e ridente località turistica Italiana. L’intervento riguarda un antico fabbricato in muratura di tufo, all’interno del quale viene progettato la realizzazione di un piano interrato. Il progetto strutturale prevedeva la realizzazione dell’interrato mediante la tecnica della vasca bianca, con l’impiego di additivi cristallizzanti nel calcestruzzo compreso la realizzazione di un sistema drenante esterno e una camera (vanella isolante) lungo il perimetro del fabbricato, destinati ad intercettare e smaltire le acque prima che raggiungessero le pareti controterra.

Tavola di progetto per realizzazione di strutture in cemento per locali interrati.

La stratigrafia del terreno e il percorso dell’acqua nel sottosuolo. Un errore da non sottovalutare.

Nella relazione geologica la falda freatica viene individuata a circa 6 metri di profondità, ben al di sotto della quota di fondazione. Una lettura superficiale del documento potrebbe indurre a ritenere trascurabile il rischio di infiltrazioni.

La stessa relazione, tuttavia, descrive un aspetto fondamentale, spesso sottovalutato: il sottosuolo della Penisola Sorrentina non è costituito esclusivamente dal banco di tufo o dalla roccia calcarea, ma presenta una successione di arenarie, argille, marne e marne calcaree, riconducibile alla formazione delle arenarie di deserto.

Questi livelli litologici hanno un comportamento idrogeologico differenziato. Il substrato carbonatico, infatti, è caratterizzato da un’elevata permeabilità per fratturazione e carsismo; la successione terrigena sovrastante, al contrario, pur essendo permeabile per fessurazione e porosità, si comporta come un “impermeabile relativo”, con permeabilità medio-bassa o bassa — soprattutto in corrispondenza delle componenti argillose e marnose.

In queste condizioni, l’acqua meteorica che si infiltra dal piano campagna non viene smaltita in modo uniforme: percola lentamente attraverso i livelli più permeabili fino a incontrare gli strati meno permeabili, dove può accumularsi temporaneamente, muoversi lateralmente lungo le discontinuità stratigrafiche e generare pressioni idrostatiche localizzate. In presenza di opere interrate — muri controterra, locali interrati — questi fenomeni possono tradursi in spinte idrauliche sulle strutture e in un maggior rischio di infiltrazioni, rendendo indispensabili adeguati sistemi di impermeabilizzazione e drenaggio.

Un fenomeno, questo, che non ha nulla a che vedere con la profondità della falda: è un meccanismo indipendente, legato alla stratigrafia locale e al regime delle piogge, capace di generare battenti d’acqua temporanei anche dove la falda “ufficiale” resta distante metri.

Stratigrafia del terreno e comportamento dell’acqua

SB Biobuilding Sagl progetta e fornisce soluzioni di impermeabilizzazione per fondazioni e strutture interrate basate su sistemi multibarriera, con la membrana EPDM HIDROSTAN® come elemento di prima tenuta. Per una valutazione tecnica Contattaci

La scelta sbagliata di come realizzare un impermeabilizzazione di un interrato

L’impresa esecutrice imposta il progetto di realizzazione dell’ impermeabilizzazione sul presupposto — sbagliato — che l'assenza di falda superficiale rendesse superflua una protezione robusta. Il risultato: infiltrazioni d'acqua nel piano interrato di nuova costruzione, danni da umidità, e un contenzioso tra committente e impresa che avrebbe potuto essere evitato con un'analisi più attenta del comportamento idrogeologico.

Una relazione geologica che indica la profondità della falda fornisce un'informazione necessaria ma non sufficiente. Va sempre integrata con:

- l'analisi della stratigrafia e della permeabilità dei singoli strati di terreno lungo tutto lo sviluppo verticale dello scavo, non solo alla quota di fondazione;

- la valutazione del comportamento dell'acqua meteorica nel tempo, comprese le condizioni di saturazione stagionale;

- la progettazione di un sistema ridondante impermeabile

Ignorare questi aspetti significa progettare l'impermeabilizzazione sulla base di un'ipotesi ottimistica anziché su un quadro tecnico completo. Ed è proprio qui che entra in gioco il principio guida che dovrebbe orientare ogni scelta progettuale in questo ambito: agire con il buon senso e la diligenza del buon padre di famiglia, adottando sempre la soluzione più efficace e duratura nell'interesse dell'opera, indipendentemente da quanto "favorevole" appaia il quadro geologico sulla carta.

Le norme tecniche — Europee e Svizzere — non vanno lette come un adempimento burocratico, ma come una guida verso scelte responsabili e affidabili nel tempo. Il caso di Piano di Sorrento dimostra cosa succede quando questo principio viene disatteso: anche in assenza di falda "a rischio", un'impermeabilizzazione affidata a un'unica barriera, o peggio non correttamente progettata, lascia la struttura esposta.

Infiltrazioni d’acqua all’ interno della struttura interrata.

Perché il sistema ridondante e oggi imprescindibile?

Nel settore dell'impermeabilizzazione delle strutture interrate in calcestruzzo, affidare la tenuta idraulica a un solo elemento — per quanto performante — significa esporre l'opera a un rischio evitabile. Difetti esecutivi, microfessurazioni, riprese di getto mal eseguite o condizioni ambientali sfavorevoli (come proprio la percolazione attraverso strati argillosi) possono compromettere una barriera singola. Un sistema ridondante, multilivello, distribuisce invece la funzione di tenuta su più tecnologie complementari, garantendo continuità prestazionale anche in caso di cedimento parziale di uno dei componenti.

Come intervenire su un qualcosa di esistente a rimedio dei danni?

Di fronte a un errore di esecuzione già costruito, la domanda non era "come impermeabilizzare da zero", ma "come rimediare oggi", intervenendo su un'opera esistente e su un problema già manifesto. La risposta è stata riprogettare l'intero sistema impermeabile su tre fronti distinti e complementari.

1 fronte; Diaframma perimetrale in calcestruzzo con membrana EPDM

Lungo tutto il confine dell'edificio verrà realizzato un diaframma in calcestruzzo, impermeabilizzato con membrane EPDM HIDROSTAN®. La scelta dell'EPDM in grandi formati, tagliati in modo sartoriale sulle geometrie reali del cantiere, riduce al minimo le giunzioni: meno giunzioni significa meno punti deboli e una tenuta più uniforme su tutto lo sviluppo del confine. A completare il sistema, la posa di tubi drenanti dimensionati per smaltire l'importante portata d'acqua di falda, così da alleggerire la pressione idrostatica sulla barriera prima ancora che debba trattenerla. I punti critici da porre la massima attenzione saranno le riprese tra una membrana e l’altra e i tubi degli impianti. Su questi ultimi si e pensato ad una corona impermeabilizzante , utilizzando delle fasce autoadesive in EPDM.

Progetto di realizzazione diaframma in calcestruzzo ed impermabilizzazione in epdm

2 Fronte; Sistema impermeabile interno sui nodi critici

Il secondo sistema agisce sul calcestruzzo interno, con una revisione puntuale di tutti i punti di giunzione tra piano orizzontale e piano verticale: è qui, nei nodi strutturali, che si concentrano le maggiori criticità di tenuta. Per risolvere il nodo più delicato, quello dei pozzetti esistenti, è stato scelto l'impiego di pozzetti in acciaio, capaci di garantire una tenuta stabile anche in un punto geometricamente complesso. Per la pavimentazione si è pensato prima della realizzazione del massetto di inserire una membrana in EPDM Hidrostan da 1.2 mm, come soluzione antivapore.

Progetto di nuovi pozzetti in acciaio stagni ed impermeabilizzazione in edpm

Terzo fronte; Cristallizanti a penetrazione osmotica

Sistemi attivi di cristallizzazione: Una delle caratteristiche più interessanti dei sistemi cristallizzanti è la loro capacità di riattivarsi e di garantire la sigilaltura del calcestruzzo, grazie a composti chimici rimasti inattivi. Questa soluzione da impiegarsi internamente consente di garantire eventuali venute d’acqua.

Perché questo approccio funziona

I tre sistemi non si sovrappongono per ridondanza casuale: coprono tre meccanismi di infiltrazione diversi (pressione laterale di falda, discontinuità nei nodi strutturali, risalita di vapore dal basso) con soluzioni specifiche per ciascuno. È lo stesso principio multibarriera già raccontato in altri casi analoghi: membrana EPDM come prima tenuta continua, gestione attiva dei nodi critici, e una seconda barriera indipendente dove il primo sistema da solo non basterebbe.

L'EPDM utilizzato in tutti e tre i sistemi condivide le stesse caratteristiche di fondo: assenza di PVC, resistenza da -40°C a +150°C e una durata di vita stimata oltre i 50 anni, qualità che nel tempo pesano quanto la qualità della posa in opera.

Che tu sia un progettista o un committente privato, sei hai un intervento di impermabilizzaione di un locale interrato in programma, scrivici indicandoci il tipo di lavoro previsto; saremo lieti di metterci a disposizione per un confronto tecnico e per un breve video call.

Sezione FAQ, domande e risposte

Domande frequenti sul caso presentato

Come si può capire se un’infiltrazione proviene dalle fondazioni?

I segnali più comuni sono macchie di umidità nei locali interrati, efflorescenze saline, distacco degli intonaci e presenza di acqua dopo periodi di pioggia intensa. Una corretta diagnosi è fondamentale per individuare l’origine del problema.

Perché l’impermeabilizzazione originaria non ha funzionato?

Nella maggior parte dei casi i problemi derivano da dettagli esecutivi non correttamente progettati o realizzati, da giunzioni critiche o da danneggiamenti avvenuti durante le fasi di cantiere.

È possibile evitare questi problemi in fase di progettazione?

Sì. Una progettazione accurata dell’impermeabilizzazione e la scelta di sistemi affidabili consentono di ridurre significativamente il rischio di infiltrazioni future.

Quanto può costare un errore nell’impermeabilizzazione delle fondazioni?

I costi di ripristino sono spesso molto superiori a quelli di una corretta impermeabilizzazione realizzata fin dall’inizio, poiché possono richiedere scavi, demolizioni e interventi invasivi.

Perché utilizzare membrane EPDM per le fondazioni?

Le membrane EPDM offrono elevata elasticità, durabilità e resistenza all’invecchiamento, caratteristiche particolarmente apprezzate nelle applicazioni sotto quota. Oltre a questo creano una pelle alla struttura che evita che l’umidità presente nel terreno non vada a danneggiare la parte strutturale.

È possibile verificare l’impermeabilizzazione prima del reinterro?

Sì. Effettuare controlli e verifiche prima della chiusura degli scavi è una pratica consigliata per individuare eventuali criticità quando sono ancora facilmente correggibili.

Come posso sapere se il mio progetto presenta punti critici?

Una revisione preventiva del progetto da parte di specialisti dell’impermeabilizzazione consente di individuare e correggere dettagli che potrebbero generare problemi nel tempo.

Hai un progetto con fondazioni interrate o una situazione simile a quella descritta in questo caso reale?

I tecnici SB Bio Building possono analizzare il progetto e supportarti nella scelta della soluzione impermeabilizzante più adatta, riducendo il rischio di errori e costosi interventi correttivi.





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Invito Seminario Tecnico e Dimostrazione Pratica: L’Acqua Nemica Invisibile Impermeabilizzazione in EPDM

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Impermeabilizzazione; analisi comparativa membrane EPDM vs bitume-polimero