“Umidità di risalita capillare e sistemi evaporanti a confronto; analisi tecnica del rivestimento DWALL®”

L’umidità di risalita capillare è una delle principali cause di degrado delle murature negli edifici esistenti. Macchie, efflorescenze saline, distacchi dell’intonaco e deterioramento dei materiali sono fenomeni che richiedono un’attenta valutazione delle cause e dei meccanismi di trasporto dell’acqua all’interno delle pareti.

In questa ricerca, SB Bio Building sagl approfondisce il funzionamento dei sistemi evaporanti per il risanamento delle murature umide, concentrandosi sul rapporto tra risalita capillare, superficie evaporante e capacità della parete di smaltire l’umidità verso l’ambiente.

L’analisi prende in esame i principi della fisica tecnica e della letteratura scientifica, con particolare attenzione al comportamento dei materiali porosi, alla diffusione del vapore acqueo e al bilancio idrico della muratura. L’obiettivo è comprendere in quali condizioni l’aumento della superficie evaporante possa favorire un equilibrio dinamico tra l’acqua che risale dal terreno e quella che viene eliminata per evaporazione.

La ricerca approfondisce inoltre il sistema DWALL®, valutandone i principi di funzionamento in relazione alle caratteristiche del pannello termo isolante, alla posa a secco e all’interfaccia tra rivestimento e supporto murario.

Un punto fondamentale emerge dall’analisi: la capacità di favorire l’evaporazione non dimostra, da sola, una riduzione dell’acqua presente all’interno della muratura. L’efficacia di un sistema di risanamento deve essere valutata considerando le condizioni della parete, la presenza di sali, l’apporto continuo di acqua e il comportamento dell’intera stratigrafia.

Questa ricerca vuole quindi offrire uno spunto di riflessione per tecnici, progettisti, imprese edili e professionisti del risanamento, contribuendo a una valutazione più consapevole delle soluzioni per contrastare l’umidità di risalita e il degrado delle murature.

Siamo a tua disposizione per eseguire un’accurata anamnesi dell’edificio, finalizzata a individuare le cause della risalita capillare . Attraverso una prima ispezione visiva, seguita da un’indagine strumentale, siamo in grado di identificare con precisione l’origine del problema e proporre la soluzione più efficace e definitiva. Contattaci per una consulenza: ti aiuteremo a eliminare l’umidità intervenendo sulle cause, non solo sugli effetti.

ARTICOLO TECNICO-SCIENTIFICO

Intonaci tradizionali, macroporosi e rivestimento dwall® : un confronto con il supporto alla luce delle teorie

di Cassie e Künzel. Documento di lavoro – SB BIO BUILDING Sagl, Chiasso (TI) - 15 ottobre 2026

1. PERCHÉ LA TRASPIRABILITÀ NON BASTA

Davanti a una muratura umida si tende a scegliere il rivestimento in base alla permeabilità al vapore. La letteratura sulla risalita capillare mostra però che l’evaporazione è solo una delle variabili in gioco: l’altezza della zona umida dipende dall’equilibrio tra acqua che entra dal basso, trasporto nei pori e acqua che lascia la parete (Hall e Hoff, 2007). Un rivestimento molto permeabile al vapore può quindi favorire il passaggio dell’umidità verso l’esterno senza ridurre, di per sé, il contenuto d’acqua del supporto.

Lo studio di Sardella, Lubelli e Bonazza (2021) su un intonaco deumidificante commerciale ne è un esempio: il sistema trasportava acqua e sali verso la superficie, ma nelle prove non è stata misurata una riduzione del contenuto d’acqua della muratura. Per questo il confronto tra intonaci tradizionali, intonaci macroporosi e rivestimento DWALL® va impostato su più grandezze, tra cui un aspetto spesso trascurato: il contatto tra gli strati.

confronto tra sistemi evaporativi

Tabella di confronto tra sistemi evaporativi

3. EVIDENZA SCIENTIFICA DEL PRINCIPIO EVAPORATIVO

Il principio su cui si fonda un sistema evaporativo ha un solido fondamento nella letteratura sulla risalita capillare. Le fonti sono raggruppate per livello. Per ciascun gruppo va tenuto presente che nessuno di questi studi esamina il rivestimento dwall® : sostengono il principio fisico, non il prodotto.

3.1 FISICA FONDAMENTALE

• l’Anson e Hoff (1986). Analisi teorica dell’effetto della perdita continua d’acqua per evaporazione sull’equilibrio della risalita capillare. Il modello prevede altezze compatibili con quelle osservate in pareti prive di barriera: l’evaporazione non è solo una conseguenza della risalita, contribuisce a determinare l’equilibrio.

• Hall, Hoff e Nixon (1984). Studio sperimentale sull’essiccazione di mattoni e blocchi: individua almeno due fasi del processo e ne analizza la dipendenza da umidità relativa, temperatura, velocità dell’aria ed effetti termici dell’evaporazione. Ne deriva la distinzione tra due resistenze: il trasporto dell’acqua all’interno della parete e il trasferimento dalla superficie all’aria.

• Hall e Hoff (2007). Modello della risalita (sharp front) che lega sorptività, gravità, spessore della parete, evaporazione, altezza della zona umida e tempo di equilibrio.

• Hall et al. (2011). Modello accoppiato di trasporto capillare ed evaporazione: l’altezza della risalita varia stagionalmente con l’evaporazione potenziale. La prestazione di un sistema evaporativo non può quindi essere valutata indipendentemente dal microclima.

3.2 CONFERME SPERIMENTALI E SU EDIFICI REALI

• Congedo et al. (2021). Pietra di Lecce e Carparo in condizioni microclimatiche controllate: l’altezza della risalita diminuisce all’aumentare della velocità di evaporazione, in accordo con il modello di Hall e Hoff.

• D’Agostino (2013). Cattedrale di Lecce: assorbimento capillare ed evaporazione come equilibrio dinamico in una muratura reale, con formule per stimare il tasso di evaporazione da temperatura, umidità relativa e velocità dell’aria.

• Li et al. (2021). La geometria della parete influenza il fenomeno.

• Guolo et al. (2025). 13 configurazioni di muratura monitorate per un anno con più metodi di misura e simulazioni WUFI 2D: emerge il ruolo critico della superficie del mattone e degli strati di intonaco nell’evaporazione.

• Kong et al. (2026). Pareti a grande scala, prove e simulazioni igrotermiche: l’evaporazione superficiale genera un flusso di calore latente e modifica il comportamento termico della parete, collegando evaporazione e prestazione energetica.

3.3 SISTEMI CHE AUMENTANO L’EVAPORAZIONE: LA VENTILAZIONE DELLA BASE

La linea di ricerca più strutturata è quella dell’Università di Porto sulla ventilazione della base della parete, poi sviluppata come sistema HUMIVENT. Agisce sulla condizione al contorno lato aria e non è un rivestimento: va quindi citata come precedente del principio, non come prova di DWALL® .

• Torres e Freitas (2007). Prove sperimentali, modelli fisici e simulazioni (WUFI 2D) su pareti in calcare di circa 20 cm: la ventilazione alla base riduce il livello raggiunto dalla risalita.

• Torres e Freitas (2010). Influenza di spessore e proprietà della muratura: un sistema validato su 20 cm non si trasferisce automaticamente a spessori maggiori senza ricalcolare il bilancio idrico.

• Torres (2014). La geometria dei canali (altezze di circa 0,15–0,35 m) incide in modo rilevante sull’efficienza.

• Guimarães, Delgado e Freitas (2012, 2014). Sistema igroregolato con controllo su temperatura, umidità relativa e pressione di vapore, e modelli ETM (evaporazione e trasporto) e RDEM (risalita edevaporazione) per la progettazione. Il ventilatore lavora solo quando il gradiente di pressione di vapore è favorevole.

• Vilar de Frades e Guimarães et al. (2016). Applicazione in una chiesa storica per circa tre anni e conferma dopo quattro anni di monitoraggio: la gestione dell’aria deve essere stagionale.

Il brevetto WO2010093272A1 (Universidade do Porto, priorità 2009) descrive il sistema igroregolato.

3.4 GESTIONE DEI SALI

• Delgado et al. (2016). Aumentare l’evaporazione concentra i sali nella zona umida e la presenza di sali modifica la pressione di vapore della soluzione, quindi la capacità evaporativa: un sistema reale deve tenerne conto.

• Fragata, Veiga e Velosa (2016) e studio su parete in scala reale (Heritage, 2021). Intonaci “ventilated render” e accumulatori di sali: lo strato superficiale può essere progettato per far cristallizzare i sali al suo interno e non nella muratura.

3.5 EVIDENZA CRITICA

• Sardella, Lubelli e Bonazza (2021). Un intonaco deumidificante commerciale trasportava acqua e sali verso la superficie, ma non è stata misurata una riduzione del contenuto d’acqua della muratura. Trasportare acqua verso la superficie non equivale a deumidificare.

• Franzoni (2014, 2018). Le revisioni confermano capillarità, evaporazione e caratteristiche della muratura come base della dinamica della risalita, ma indicano che l’evidenza di efficacia in edifici reali resta disomogenea e che le prove di lungo periodo sono limitate.

3.6 CHE COSA NE SEGUE PER IL RIVESTIMENTO dwall®

Dalle fonti si possono trarre cinque punti: l’evaporazione concorre a determinare l’altezza di risalita; aumentarla può ridurla; dipende da temperatura, umidità relativa e velocità dell’aria. Il rivestimento dwall® è coerente con questi punti sul piano del principio: il pannello ha una resistenza al vapore molto bassa (Sd indicativo di 0,027 m per 9 mm) e una componente termoisolante che può modificare la temperatura superficiale. Il trattamento antisale e la finitura minerale affrontano il tema dei Sali e la protezione superficiale dagli agenti esterni.

4. KÜNZEL: L’INTERFACCIA COME ELEMENTO DI PROGETTO

Hartwig Künzel è tra i fondatori della moderna fisica dell’edificio. Il suo modello di trasporto accoppiato di calore e umidità considera insieme diffusione del vapore e trasporto capillare dell’acqua liquida, assumendo l’umidità relativa come potenziale di trasporto (Künzel, 1995). Per descrivere un rivestimento, la sua nota regola sulla protezione dalla pioggia combina due grandezze: il coefficiente di assorbimento d’acqua Aw e lo spessore di aria equivalente alla diffusione Sd. I limiti comunemente citati sono Aw ≤ 0,5 kg/(m²·√h), Sd ≤ 2 m e Aw·Sd ≤ 0,1 kg/(m·√h). La regola nasce per i rivestimenti esterni e non va applicata tale e quale a dwall® , ma resta un riferimento metodologico: ogni strato va caratterizzato sia per il comportamento liquido sia per quello al vapore, non solo per uno dei due.

Per il contatto tra pannello e muro il riferimento più pertinente è il lavoro di Holm, Krus e Künzel (1996) sul trasporto di umidità attraverso le interfacce nelle murature. Gli autori hanno osservato che, tra due materiali capillari in contatto idraulico ideale, l’assorbimento dipende dall’ordine degli strati e dalle rispettive curve di ritenzione. Hanno inoltre rilevato che tra intonaco e laterizio il trasporto risulta ridotto e che, per simularlo correttamente, occorre introdurre una sottile resistenza d’interfaccia. Per un sistema a pannelli ne derivano due conseguenze progettuali:

• la continuità del contatto tra supporto, strato di preparazione e pannello condiziona il trasporto dell’acqua liquida verso il rivestimento; un vuoto o un’intercapedine interrompe il percorso capillare;

• lo strato di regolarizzazione o di incollaggio non è neutro: va caratterizzato (capillarità, permeabilità al vapore, spessore) come parte della stratigrafia e, se necessario, modellato come resistenza d’interfaccia.

La letteratura sull’isolamento interno capillar-attivo, in cui Künzel è tra gli autori di riferimento, arriva a conclusioni coerenti: i materiali capillar-attivi funzionano se il contatto con la parete è pieno, mentre un’intercapedine può compromettere il sistema.

5. CASSIE: LA FRAZIONE DI CONTATTO REALE

Cassie e Baxter (1944) hanno descritto la bagnabilità di superfici eterogenee e porose come media pesata sulle frazioni di area dei diversi componenti. Per una superficie composta da due fasi, con frazioni f₁ e f₂ (f₁ + f₂ = 1), l’angolo di contatto apparente θ* è dato da: cos θ* = f₁ · cos θ₁ + f₂ · cos θ₂

Se la seconda fase è un’area d’aria (θ₂ = 180°), la formula diventa cos θ* = f₁ · (cos θ₁ + 1) − 1: più cresce la quota di superficie non realmente a contatto, più la superficie complessiva si comporta come poco bagnabile.

L’applicazione a DWALL® è un’analogia di lavoro e va dichiarata come tale. Cassie e Baxter trattano la bagnabilità superficiale, non il trasporto in un sistema multistrato. Il concetto utile per il nostro caso è però un altro: l’interfaccia tra pannello e supporto non è mai perfettamente continua, e ciò che conta è la frazione di area effettivamente in contatto. Cassie fornisce il linguaggio per quantificarla; Künzel indica che cosa accade all’acqua liquida quando il contatto è ideale o imperfetto. Insieme permettono di formulare un’ipotesi verificabile:

6. CHE COSA SI PUÒ AFFERMARE SU RIVESTIMENTO DWALL®

Il pannello termoisolante ha un valore di resistenza del vapore di μ =1, Lambda λD = 0,032 W/(m·K). Lo spessore equivalente di aria si calcola come Sd = μ · d; per un pannello termo isolante da 9 mm: Sd = 1 × 0,009 m = 0,02 m, un valore molto basso. Questi dati si riferiscono al componente singolo e non all’intera stratigrafia, che comprende anche trattamento antisale, strati minerali e finitura. Lo spessore totale del rivestimento (Kit prodotti) e di soli mm 15 con un valore di Sd = 0,085 m (Sd, totale = 0,02+ 0,065), equivalente a uno spessore d’aria di 8,5 cm. I dati sono valori di stima massima, non un valore certificato del sistema, perché il dato potrebbe falsare a seconda del reale spessore del rasante.

Tabella comparativa

Tabella comparativa

Alla luce della letteratura è sostenibile dire che:

l’evaporazione è una variabile importante nella dinamica della risalita capillare e un rivestimento con bassa resistenza al vapore è coerente con una strategia di asciugatura;

• la teoria delle interfacce di Künzel e il concetto di frazione di contatto di Cassie indicano il contatto tra pannello e supporto come punto critico da progettare e controllare; Nel sistema di rivestimento la posa a secco diventa la soluzione.

• la sola traspirabilità non dimostra la riduzione dell’acqua nel muro, come mostra il caso degli intonaci deumidificanti.

• L’utilizzo di un isolante termico a parete porta ad evitare formazioni di condense che pregiudicano il risultato.

7. PARADOSSO DELL’ACQUA DI IMPASTO (L'EFFETTO INNESCO)

Un aspetto spesso trascurato nel confronto tra sistemi tradizionali/macroporosi e il rivestimento DWALL® riguarda il bilancio idrico iniziale introdotto dalle fasi di applicazione.

L'applicazione a umido di un intonaco da 2–3 cm introduce nella muratura quantità d'acqua dell'ordine di alcuni litri per m² (a titolo di esempio, circa 5 l/m² a 2 cm con un intonaco da risanamento commerciale, con consumo di 8,5 kg/m² per cm e 6,2–6,4 l d'acqua ogni 20 kg di prodotto, oltre alla bagnatura del supporto. La letteratura mostra che l'acqua mobilizza i sali verso strati porosi a contatto (GSA; Petkovic et al., 2005; Saltwiki): è quindi

ragionevole attendersi una ridistribuzione dei sali durante la presa. Questa immissione di umidità liquida nel muro può dare origine a due problematiche principali:

Solubilizzazione dei sali quiescenti: L'acqua di cantiere scioglie i sali presenti nelle profondità della muratura, rimettendoli in soluzione e attivandone la migrazione capillare verso la superficie proprio durante la fase di presa della malta.

Saturazione precoce della porosità: L'intonaco macroporoso impiega le sue prime fasi di vita non per asciugare la muratura, ma per smaltire l'acqua con cui è stato impastato, saturando in anticipo la propria matrice porosa con i sali veicolati dall'acqua di posa. Al contrario, la posa a secco del rivestimento DWALL® elimina l'apporto di acqua di cantiere, evitando il sovraccarico idrico iniziale e l'attivazione dei sali legata all'impasto. Il sistema non interrompe la traspirazione e avvia immediatamente la fase evaporativa in fase vapore, isolando il trasporto di acqua liquida carica di sali grazie al trattamento antisale preventivo e alla natura del Kit materiali.

CONCLUSIONI:

La fisica della risalita capillare conferma che alimentazione, trasporto ed evaporazione vanno considerati insieme. Gli intonaci macroporosi possono spostare acqua e sali verso la superficie, ma questo non garantisce una muratura più asciutta. Per un sistema a pannelli come dwall® , la teoria di Künzel sul trasporto attraverso le interfacce e il concetto di frazione di contatto di Cassie offrono una cornice coerente per giustificare l’importanza del punto di contatto tra pannello e supporto. La letteratura sull’evaporazione, dai modelli di Hall e Hoff alle verifiche su edifici reali, sostiene il principio su cui poggia il sistema evaporativo. La dimostrazione della prestazione resta però affidata a prove comparative che misurino direttamente la muratura.

BIBLIOGRAFIA

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SB BIO BUILDING Sagl. dwall® , documentazione del produttore. https://sb-biobuilding.ch/dwall

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